Vogliamo il referendum contro le trivellazioni in Sicilia

Amiche e amici,
fin dove la fortuna e il benessere dell’uomo possono valicare la salvaguardia dell’ambiente?
Fino a dove il lavoro può valere più della ricchezza che il settore del turismo può garantire alla Regione?
E quando la dignità di poche persone ha più peso del benessere di un’isola intera?

Dopo il caso delle Tremiti in Puglia, adesso anche la nostra amata Sicilia è vittima della corsa al petrolio e della mozione pro Trivellazioni, firmata dal ministro Guidi il 22 dicembre, “casualmente” un giorno prima dell’approvazione definitiva della legge di stabilità all’art. 239, che prevede il divieto di trivellazioni nelle zone di mare entro le 12 miglia dalla costa lungo l’intero perimetro nazionale prorogando i titoli abilitativi rilasciati. E ciò solo per bloccare i referendum prendendo in giro gli Italiani.
Nel mirino Pantelleria e Gela, che dovrebbe ospitare due impianti; la giustificazione: fanno parte del protocollo Eni firmato nel 2014, quindi si fanno per forza e chi se ne importa del resto.

Che poi questo resto si potrebbe tradurre in tutela della salute dei siciliani, salvaguardia della costa e dell’ambiente, incentivazione del turismo.
A quanto pare valgono meno degli oltre due miliardi di euro di oro nero a cui si potrebbe avere l’accesso.
È un prezzo che siete, che siamo disposti a pagare?

Noi abbiamo denunciato quanto stava accadendo già nel settembre del 2014 con un articolo: “I pozzi petroliferi nel Canale di Sicilia? No grazie!
Auspichiamo che ci sia una coalizione di tutte le forze sane per impedire lo scempio delle nostre coste
Non è ammissibile che un governo volga altrove lo sguardo mentre il suo popolo reclama risposte e osteggia decisioni.
Secondo la democrazia e la nostra Costituzione, il potere è del popolo.
Perché viene ignorato? Manifesteremo e scenderemo in piazza se necessario.
Il referendum è più che mai un imperativo categorico.

La Sicilia sta perdendo e continua a perdere opportunità, lavorative e non: stanno mettendo in discussione il nostro mare e la nostra terra, la nostra cultura, il nostro patrimonio e anche il futuro, nostro e dei nostri figli.
La Regione è stata incapace di attuare o quantomeno proporre un piano industriale di sviluppo sostenibile.

Non lasciamo che questa incapacità continui a condizionare la nostra vita e quella delle generazioni future: uniamoci e alziamo la nostra voce!
Opponiamoci a questa barbarie, scendiamo in piazza e manifestiamo contro questo abominio.
Schieriamoci a favore dell’ambiente, del turismo, della salvaguardia delle bellezze siciliane: schieriamoci a favore della nostra terra.

Partecipiamo tutti insieme al referendum abrogativo e ostacoliamo la proposta di trivellare e martoriare la nostra terra! #InsiemeSiPuò