Stop all’impoverimento dell’agrumicoltura in Sicilia

Amiche e Amici,
qualche giorno fa Caltagirone è stata protagonista di una manifestazione atta a riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione delle colture siciliane, in particolar modo degli agrumi, uno dei prodotti di punta della nostra terra Sicilia.
Come ben sapete, Amici, il Nostro Movimento crede fortemente nel rilancio della nostra economia interna e nella valorizzazione di tutti quei prodotti che hanno contribuito, contribuiscono e contribuiranno nel futuro a rendere grande la nostra terra.
Per rilanciare l’economia la prima azione da fare è riportare sotto i riflettori la tematica. A torto o a ragion veduta, capita molto spesso che sui giornali si parli di argomenti apparentemente principali, mettendo in secondo piano tutto ciò che sembra rimandabile o meno impellente. Questo tipo di pensiero, Cari Amici, alle lunghe rischia solo di danneggiarci. Tutto quello che riguarda la Sicilia è importante, principale, ha la precedenza.
Come possiamo pretendere che l’isola riconquisti il posto che le spetta in Italia e in Europa, se noi per primi non la promuoviamo, non la tuteliamo?

In secondo luogo, difendere le peculiarità della nostra regione contribuisce alla loro salvaguardia. Gli agrumi di Sicilia sono un prodotto conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Da qualunque ragione le persone accorrono, invogliate dal gusto e dal profumo relativi ai frutti, che vengono tramandati di generazione in generazione da secoli.
Come possiamo permettere di far sparire un prodotto che ci rappresenta e che ha contribuito a renderci noti nel mondo?
Sono le tipicità che possono rilanciarci. Smettiamo di cercare una globalizzazione. Facciamoci forza con le differenze, le peculiarità che ci contraddistinguono e ci rendono facilmente identificabili.
Questo è possibile con la creazione di un’etichetta Made in Sicily, che certifichi la qualità e la garanzia del fatto e prodotto in Sicilia.
Tutti i prodotti creati nella nostra regione, da quelli agricoli a quelli culturali, fino ai servizi, devono essere certificati, assicurati, protetti e valorizzati

Nel caso del settore agrumicolo come possiamo fare nel concreto?
I punti focali su cui dobbiamo concentrare l’azione sono tre: tasse, concorrenza e burocrazia.
L’imu agricola deve essere rimossa: questa tassa, anche applicata parzialmente, determina la fine della vita di molte imprese.
Queste sono già messe a dura prova da due fattori: uno è il registro delle sementi che favorisce le multinazionali a discapito delle piccole realtà (che di fatto sono la maggior parte).
L’altro fattore è di tipo ambientale e riguarda il virus “tristeza”, che attacca espressamente le piante di agrumi e che finora è stato ignorato, mentre al contrario è di interesse primario.

Il secondo punto su cui ci dobbiamo concentrare è l’aspetto della concorrenza: i prodotti provenienti dalle regioni africane, sia a causa dei pesticidi utilizzati, sia dei costi sensibilmente inferiori, danneggia le produzioni siciliane.
Una possibilità possono essere controlli più severi per certificare la qualità dei prodotti importati e l’inserimento di dazi doganali, volti non solo a tutelare i prodotti siciliani, ma anche a scoraggiare l’import dall’estero.

L’ultima questione riguarda la burocrazia, che a tutti i livelli di amministrazione in Sicilia comporta sprechi di denaro e una perdita ingente di tempo, che al momento non possiamo proprio permetterci, cari Amici.
Quindi velocizziamo i tempi rendendo più snelli gli iter, promuoviamo interventi fiscali mirati per incentivare la produzione e ridurre gli sprechi.
Così facendo innescheremmo un circolo virtuoso: la promozione del fatto in Sicilia contribuirebbe all’esportazione di agrumi sani e controllati, mandando un messaggio positivo rispetto alla sanità pubblica.
La tutela delle imprese locali creerebbe nuovi posti di lavoro, contrastando in parte la tendenza all’inoccupazione e alla disoccupazione, portando per riflesso un benessere economico nella popolazione.
Infine la difesa della nostra agricoltura, non solo contribuirebbe alla salvaguardia di una risorsa preziosa che esiste da secoli, ma invierebbe un messaggio positivo a tutti gli abitanti dell’isola, dell’Italia e dell’Europa.

Come potete vedere, cari concittadini, ripartendo da noi, dalle piccole realtà quotidiane che ahimé diamo troppo spesso per scontate, è un primo passo verso il rilancio della nostra amata Sicilia e della riqualificazione del territorio. Pretendiamo una regione normale, moderna, attuale. Ripartiamo da noi stessi e riappropriamoci del futuro che ci spetta. Andiamo insieme verso un orizzonte di speranza, crescita e possibilità.

Incontriamoci il prossimo 21 novembre a Catania per parlare di tutto questo. Insieme possiamo fare la differenza. #InsiemeSiPuò