L’inadeguatezza della televisione pubblica

Entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi a una religione. Non si cessa mai di essere preti. Né mafiosi.” – Giovanni Falcone

Amiche e Amici,

sono ancora amareggiato, deluso, arrabbiato per la scelta della Rai di permettere l’intervista, in diretta a “Porta a porta”, a Giuseppe Riina, figlio del boss mafioso Salvatore, meglio conosciuto come Totò. Come se non bastasse la pubblicità fatta al suo libro, Giuseppe, durante l’intervista, ha ribadito il rispetto che nutre nei confronti del padre e la sua ingiusta condanna, dichiarando inoltre di non condividere certi leggi dello Stato.

Ritengo inaccettabile che un mezzo di comunicazione importante come la televisione possa anche solo pensare di dare visibilità ad individui del genere. In ogni casa c’è una televisione e persone che la guardano, quindi ciò che si deve trasmettere attraverso di essa sono i valori come l’onestà, la trasparenza, la sincerità, l’amore, la vicinanza con il prossimo, e non interviste a figli di mafiosi che pubblicizzano il loro libro e parlano di quanto sia ingiusto il sistema giudiziario.

Il Movimento Insieme Si Può esprime la sua condanna morale alla dirigenza della Rai e a Bruno Vespa, rei di aver dato visibilità a ciò che in realtà dovrebbe essere combattuto con ogni mezzo possibile. Diamo invece il nostro sostegno e la nostra solidarietà a tutte quelle persone che hanno perso un familiare, un amico, un collega, a causa della mafia e che si sono sentite offese e ferite da questa negligenza mediatica.

Ma c’è un altro aspetto della questione, altrettanto vergognoso. La Rai è la società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia e ciò significa che i canali Rai sono pagati con i soldi dei contribuenti, il Canone Rai. Perché dovremmo pagare un servizio che sponsorizza figli di mafiosi? Non mi risulta che Vespa abbia mai chiamato giovani scrittori italiani emergenti, al fine di intervistarli. Forse non creeranno audience e non attireranno polemiche come il figlio di un boss mafioso, perché è di questo che ormai si nutre la tv di oggi, ma sicuramente si avrebbe la certezza di dare visibilità a chi se la merita, a chi ne ha bisogno.

La tv dovrebbe trasmettere valori, ma a quanto pare non è più così. Oggi si preferisce puntare sulla quantità di ascolti e su ciò che li garantisce. Ma la storia va ricordata ogni giorno, vanno ricordate le persone che sono morte combattendo la mafia, Falcone e Borsellino per citarne due. E non vanno ricordati un giorno all’anno, ma sempre, ogni giorno, affinché risulti sempre presente alla memoria delle persone chi è il nemico da combattere. In molti hanno detto che, chi non conosce la storia, è destinato a riviverla. Noi del Movimento vogliamo non solo che le persone conoscano la storia, ma anche che non se la dimentichino mai!

Quello che voglio dire è che la mafia deve essere combattuta, non aiutata ad avere visibilità, come è appena successo. E va combattuta con ogni mezzo, con ogni scelta, che nel mio caso si è tradotta nello spegnere la tv.

Amiche e Amici, lottiamo tutti insieme affinché il bene trionfi sul male, affinché l’onestà trionfi sulla disonestà, affinché la giustizia trionfi sull’ingiustizia. Prendiamo in mano la situazione e cambiamo la Sicilia e, perché no, l’Italia.

Non fate finta di niente, non vivete nell’omertà e nella paura, vi fanno credere di non aver scelta, ma non è così, si ha sempre una scelta. E allora scegliete di essere quello che loro non saranno mai: uomini.

Ricordatevi, le grandi cose partono sempre dalle piccole cose. #InsiemeSiPuò