Alcune proposte per rilanciare il turismo in Sicilia

Il nostro Movimento e gruppo politico “Insieme si Può.,cambiamo. Politica, cambiamo la Sicilia” si caratterizza per essere fattivo e concreto nelle sue proposte. Le nostre proposte sono realizzabili e vogliono avere quella caratteristica strutturale duratura tale da incidere in maniera stabile nell’economia della nostra splendida Isola di Sicilia. Oggi affrontiamo il tema del turismo che, a nostro avviso, rappresenta il futuro immediato e la soluzione per rilanciare l’economia della nostra meravigliosa terra di Sicilia.
Va subito detto, in premessa, che il rilancio non si fa per legge o per decreto, che l’economia non riparte da sola senza i giusti investimenti. Crediamo che solo una azione concertata con la buona politica può ottenere il giusto successo. Dobbiamo cominciare a fare “sistema”. Non è possibile pensare ad un buon sistema turistico se utilizziamo un metro di riferimento non consono ai tempi.
Crediamo che dobbiamo intercettare la domanda di turismo. Questo oggi vuol dire avere un eccellente sistema infrastrutturale, ottimi collegamenti viari e autostradali, un moderno sistema di rete ferroviaria ad alta velocità tra le principali città dell’isola, ottimi collegamenti ferroviari tra gli aeroporti e le principali città, strutture portuali degne di accogliere il popolo crocieristico.
Avere un sistema unico che rappresenti la Sicilia nel mondo delle fiere in modo da abbattere i costi dei singoli operatori turistici. Fare sistema vuol dire avere un ufficio regionale che si occupi di programmare gli itinerari più accattivanti da proporre agli ospiti differenziando le proposte. Fare sistema vuol dire utilizzare le strutture ricettive anche in bassa stagione, promuovendo e facilitando il mercato del turismo congressuale. Fare sistema vuol dire essere in grado di soddisfare anche la domanda sempre più richiesta di lusso estremo da parte di quei milionari emergenti che provengono dalla Russia , Cina, India, Brasile ecc.
Questa premessa, che è squisitamente politica, ci mette di fronte ad alcune domande:
1) Come possiamo operare per fare crescere la nostra economia in maniera strutturale e duratura?
2) Abbiamo le caratteristiche socioculturali ed ambientali tali da poter entrare con forza in questo settore?.
La risposta, ovviamente, non e semplice. Bisogna considerare il territorio a cui ci si riferisce, il popolo che vi abita, la situazione climatica, il contesto politico in cui si opera e, in ultimo ma non ultimo, le risorse che si hanno a disposizione.
Da appassionato viaggiatore ed osservatore non posso fare a meno di ricordare che il nostro Paese, l’Italia, possiede ben oltre il 70% del patrimonio di beni artistico/culturale mondiale e di questo oltre il 30% e localizzato in Sicilia.
Da un punto di vista della localizzazione geografica godiamo di una posizione privilegiata nel Mediterraneo, essendo situati nel suo centro geografico e da un punto di vista geopolitico, rappresentiamo il naturale collegamento con l’Europa continentale di tutta la costa africana che si affaccia sul mediterraneo ed ancora, rappresentiamo, per l’Europa, una terra baciata dal sole con temperature miti tutto l’anno oltre che di caldo torrido nella stagione estiva. A questo punto risulta chiaro che la nostra Isola ha la vocazione naturale per il turismo.
Vediamo di fare un po’ di analisi di ciò che viene offerto per il mondo, sottolineando sin da adesso che il turismo è una multiforme galassia.
In grandi linee esiste un turismo di tipo stanziale ed un turismo di tipo viaggiante (per cosi dire) dei crocieristi oltre che quello culturale e quello dei congressisti. Poi esiste un turismo cosiddetto climatico (quello delle popolazioni anziane del nord che svernano nei climi caldi del sud per poi ritornare nei loro Paesi di origine con il ritorno del bel tempo nei loro territori di origine. Ancora, esiste un turismo dei diportisti, di coloro che svernano, con le loro grandi barche, nei caldi porti del sud. Infine esiste un turismo di élite dove il lusso è ai massimi livelli (si tratta di una nicchia in grande espansione e sviluppo). Ma andiamo con ordine cercando di comprendere cosa offrono i nostri potenziali concorrenti.
Ogni viaggiatore appassionato si è reso conto, girando l’Europa del Nord, ed ha potuto osservare quanto sia portatore di benessere il turismo crocieristico. Paesi come l’Estonia o la Finlandia ne hanno fatto un Core Business. Nei loro porti attraccano ogni giorno numerose navi che portano decine di migliaia di turisti a visitare scorci d’architettura nordica oltre al loro magnifico e splendido paesaggio senza eguali.
Nulla di paragonabile al nostro patrimonio storico culturale. Però è venduto bene e sanno fare sistema. Altri Paesi, come la Spagna e la Francia, fanno sistema implementando e favorendo il trasporto dei crocieristi con la messa a disposizione gratuita di Bus shuttle per il centro delle città di attracco.
Visitando Paesi come la Danimarca si nota come tutto gira intorno ai loro porti, a cominciare da Copenaghen. La movida cittadina vive per la più parte del popolo crocieristico e del turismo residenziale in genere.
Restando in ambito marinaro, Paesi come la Spagna, la Francia, la Slovenia ecc. hanno fatto del turismo da diporto un Core business.
Giusto come la nostra cara Italia con il famoso Governo Monti che mandava la Guardia di Finanza nei porti facendo fuggire i diportisti e non solo chi andava giustamente controllato. Queste nazioni offrono strutture, servizi e soprattutto hanno imparato a utilizzare queste risorse per muovere l’economia dei loro Paesi nelle basse stagioni.
Che dire poi del turismo stanziale? Oramai sono diversi i Paesi, in Europa, che ci hanno superato per presenze.
Da noi non esiste un unico organismo che faccia da regista per la vendita del nostro patrimonio da visitare. A differenza di altre nazioni che valorizzano il poco che hanno, noi non curiamo in alcun modo il nostro immenso patrimonio, il tutto, spesso, è lasciato alla singola iniziativa, i luoghi di interesse artistico culturale in alcuni casi sono chiusi o sono difficili da raggiungere.
Abbiamo la fortuna di avere un clima che ci permetterebbe di fare turismo 12 mesi all’anno, ed invece stiamo a perdere tempo e a non organizzarci.
Altro capitolo dolente (per noi) è il turismo dei congressisti che tranne qualche isola felice è quasi dimenticato.
Ma veniamo alla proposta. Dopo questa breve panoramica risulta chiaro ai più che la partita si gioca sul piano dell’efficienza di sistema. Nulla può essere lasciato più al caso. Come abbiamo detto anche in altri articoli , è imprescindibile che si creino le infrastrutture territoriali quali autostrade che colleghino le grandi città e gli aeroporti ad esse. I porti e una ferrovia moderna che colleghi gli aeroporti con le citta principali dell’Isola.
Che si crei un coordinamento regionale per lo sviluppo del turismo nel mondo che vada a vendere la nostra Isola nelle fiere dedicate al turismo. Citta come Palermo, Catania , Siracusa, Ragusa, Agrigento, Messina, Trapani, Taormina, Cefalù, etc, per citarne solo alcune (l’elenco è immenso) potrebbero trarre, ad esempio, un beneficio immenso dal turismo crocieristico.
Gli aeroporti che possono accogliere degnamente i turisti devono essere potenziati per ricevere milioni di passeggeri. Pensate che oggi l’aeroporto di Catania ha un traffico minore di quello di Palma de Maiorca.
È necessario in occasione delle fiere annuali del turismo far partecipare compagnie aeree disponibili a cercare accordi con la Regione Sicilia per offrire voli low cost a chi prenota per lunghi soggiorni, almeno oltre le due settimane. I fondi potrebbero essere cercati nella Regione con la defiscalizzazione di taluni oneri a favore degli albergatori e la rivisitazione della tassa di soggiorno in una quota da definire.
Tutti gli albergatori che intendano partecipare alla promozione debbono sottoscrivere una sorta di patto deontologico con la Regione da seguire rigorosamente e che tuttavia non potrebbe essere capestro con i gestori delle strutture ricettive.
Penso ad un nuovo terminal crociere a Palermo e Catania: penso alla valorizzazione dell’intera costa con la creazione di innumerevoli approdi turistici per l’accoglienza del turismo da diporto internazionale: penso ad un coordinamento regionale che faccia spostare in Sicilia il turismo da me definito climatico della ricca Germania, dell’ Olanda, della Danimarca, della Gran Bretagna ecc.
Vorrei affrontare in ultimo le ragioni perché bisogna impegnarsi in questo settore. Come tutti sanno, l’Europa investe molto nel turismo. Sarebbe un suicidio economico non usare questa leva di sviluppo per aiutarci a creare quelle infrastrutture che possano portarci nel Terzo Millennio.
Lo sviluppo turistico dell’Isola passa per la politica, che va riformata nel suo interno. Come si può pensare allo sviluppo se ancora siamo nel medioevo con la nostra rete internet, perché l’agenda digitale non viene realizzata? Ma lo comprende o no, il nostro caro Governatore, che senza di essa stiamo camminando con l’asino mentre gli altri viaggiano con i treni ad alta velocità?
Bene, cosa facciamo noi per intercettare questi soggetti? Nulla praticamente nulla, ci affidiamo alla sorte, o pensando e sperando che qualcuno di essi, non trovando disponibilità altrove venga da noi. Questo atteggiamento deve essere cambiato.
Abbiamo uno Statuto “speciale” che non è mai stato usato, non si è mai pensato di creare una zona franca. Defiscalizzare le imprese ad alta tecnologia che restino almeno 20 anni nel nostro territorio obbligandoli a versare gli stessi oneri in un fondo che renda quanto i titoli di Stato con restituzione degli stessi allo scadere dei 20 anni e con la mancata corresponsione qualora abbandonino il territorio.
Siamo in un momento storico dove ancora è possibile risalire la china. Una seria programmazione delle infrastrutture, un serio utilizzo della nostra Autonomia regionale ed un serio utilizzo delle risorse comunitarie può ancora portarci ad agganciare quello sviluppo economico che in Sicilia passa in primo luogo per il turismo.
Dobbiamo iniziare a fare sistema, questa è la strada maestra. La nostra generazione ha l’obbligo morale, politico e di buoni padri di famiglie di cercare di creare un futuro dove sia la crescita ed il benessere a farla da padrone e far sì che nei giovani ritorni la speranza di un futuro migliore. #InsiemesiPuò.
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